Lavoratori GLS in lotta: sosteniamoli!

glsscioperiNegli ultimi mesi i lavoratori della GLS di molti centri di smistamento presenti sul territorio nazionale hanno promosso scioperi che non si sono limitati a un puro fine rivendicativo ma hanno registrato un avanzamento nella coscienza di classe e nella lotta essendosi posti come obbiettivo la solidarieta' tra lavoratori dei diversi centri per resistere uniti contro i licenziamenti e i trasferimenti. Questi provvedimenti discriminatori hanno colpito i lavoratori più combattivi, in particolare quelli aderenti al Si.Cobas, sindacato che da anni ha un ruolo da protagonista nella lotta nel settore della logistica. Il partito della Rifondazione Comunista - Potere al Popolo di Rho esprime solidarietà e sostegno alla lotta di tutti i lavoratori della Gls e condanna quanto successo il 20/03/2018 al magazzino di Rho, dove e' stato forzato il picchetto dei lavoratori in sciopero da parte di un furgone provocando il ferimento di due scioperanti.
Quanto successo e' riconducibile al clima oppressivo che si registra in molte aziende che mal sopportano la resistenza e la lotta dei loro lavoratori per veder riconosciuto un salario dignitoso, la liberta' di aderire al sindacato e il rispetto del CCNL. A tal proposito, non possiamo che opporci all'accordo sulla contrattazione recentemente firmato dai sindacati confederali e da Confindustria in quanto la logica concertativa che lo guida ha come scopo proprio quello di impedire che si diffondano le lotte, limitare la liberta' di associazione sindacale, aggirare le tutele previste dai CCNL tramite lo strumento della deroga e il rilancio della contrattazione di secondo livello. Non solo, si insiste con lo strumento del welfare aziendale come forma per tutelare il salario pur essendo ormai chiaro che sia una operazione funzionale allo smantellamento del welfare pubblico.
Crediamo che sia venuto il momento di rimettere al centro il conflitto tra capitale e lavoro come unico modo che i lavoratori hanno per tutelare lavoro, salario e diritti.

La lotta paga! Il presidio alla Caris ha dato i primi risultati.

PresidioCaris1Le organizzazioni politiche locali Fronte Popolare e Rifondazione Comunista hanno sostenuto il presidio degli operai della Caris VRD svoltosi lunedì 12 Giugno davanti ai cancelli dell'azienda.
La Caris è un'impresa leader nel settore della raccolta differenziata che lavora per ben 470 comuni italiani. Nonostante l'evidente stato di benessere economico, l'azienda non assume direttamente i lavoratori che sono invece dipendenti della cooperativa Lufra. La Caris è ubicata nell'area dell'ex Alfa Romeo dal 2001, un'area in cui la deindustrializzazione e la speculazione hanno determinato la perdita di posti di lavoro e l'affermazione del lavoro precario come modello di lavoro prevalente nel nuovo Centro Commerciale. E il nuovo piano territoriale, non ancora approvato, prevede ulteriore smantellamento delle attività produttive.
Non è un caso che nell'area si siano verificati ben 4 incendi di attività produttive in soli 6 mesi, incendi sui quali sono in corso indagini da parte delle autorità competenti. Uno degli incendi si è verificato a settembre 2016 proprio alla Caris e, da allora, è iniziata l'odissea degli 87 operai attualmente senza stipendio. Gli operai, rappresentati dai sindacati di base Slai Cobas ed SGB, hanno deciso di mobilitarsi per ottenere risposte circa il loro futuro.Il coordinamento territoriale composto da Slai Cobas, SGB, Fronte Popolare, Rifondazione Comunista e Centro Sociale Fornace, coordinamento che ha deciso di unire le forze nelle battaglie locali, ha sostenuto la lotta degli operai della Caris e si propone di continuare il sostegno attivo fino a quando i lavoratori non vedranno soddisfatte tutte le loro giuste richieste. "Il presido di lunedì è stato un successo perché la minaccia di ripetere il blocco dei camion nella giornata di venerdì 16 ha indotto i proprietari della Caris a rispondere finalmente alla richiesta di incontro da parte dei lavoratori e dei loro sindacati. Per i lavoratori esiste solo la lotta come mezzo per vedere riconosciuti i propri diritti" afferma Iannuzzi Pierluigia responsabile locale di Fronte Popolare. "La Caris ha risposto formalmente proponendo un incontro entro il 21 giugno; qualora gli esiti dell'incontro non siano soddisfacenti, siamo pronti a ripartire immediatamente con la mobilitazione a sostegno dei lavoratori e delle sigle sindacali che li rappresentano" ha dichiarato Mario Pittella, segretario del circolo rhodense di Rifondazione Comunista.
Il coordinamento territoriale attenderà quindi gli esiti dell'incontro per decidere come proseguire le azioni sul territorio.

Presidio alla Caris di Arese

CarisLunedì 12 giugno alcuni compagni hanno partecipato al presidio alla Caris vrd  a sostegno della lotta dei lavoratori licenziati. In realtà la questione lavoro è solo la punta dell'iceberg . La Caris è una azienda leader nel settore della raccolta differenziata che lavora per ben 470 comuni italiani; è un'azienda che vive di soldi pubblici, ma il lavoro è appaltato a cooperative; è ubicata nell'area dell'ex Alfa Romeo e ha ricevuto l'area dal 2001 ossia quando era già programmata la de-industrializzazione di tutta la zona; si trova in una parte del sito ex alfa in cui arriva direttamente la linea ferroviaria. In sostanza qualcuno ha voluto rendere la vita estremamente facile alla Caris e questa ora licenzia.

Perché? Perché su quell'area ora si può speculare facendo più soldi di quanti ne garantisce la produzione. Infatti il piano territoriale dell'area prevede l'arrivo della ferrovia o della metropolitana proprio alla Caris! Il costo dell'area caris sta lievitando e i padroni ne vogliono approfittare. Non stupisce che improvvisamente a settembre una parte dell'azienda sia andata a fuoco. Ed è cominciata l'odissea dei 100 operai attualmente licenziati dalla coperativa e senza stipendio. Insomma, niente di nuovo: esternalizzazione dei servizi pubblici , appalto del lavoro alle cooperative, lavoro precario e sottopagato , poi speculazione , 'ndrangheta che fa il lavoro sporco per i padroni, licenziamenti.

Una filiera diventata ormai prassi nell'area ex Alfa Romeo .

Riprendiamoci il maltolto!

RiprendiamociIlMaltoltoOggi 23 maggio 2017, presso il nostro circolo, abbiamo chiuso la campagna “Riprendiamoci il Maltolto!”
Una campagna per la restituzione di quanto “estorto” dalla riforma Fornero con il blocco dell’indicizzazione delle pensioni per il biennio 2012/2013 e dichiarata illegittima il 30 aprile 2015 dalla Corte costituzionale.
Un blocco che ha interessato non solo il 2012 e 2013, ma ha reso permanente nel tempo la riduzione del valore delle pensioni.
La corte costituzionale con la sentenza del 30 aprile 2015 ha dichiarato illegittimo il blocco delle rivalutazioni, in particolare con riferimento ai “trattamenti pensionistici di importo meno elevato”, in nome del principio di uguaglianza (art.3 della costituzione), del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori ad avere una retribuzione in “ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”(art.36 della costituzione), al diritto dei lavoratori a “mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria” (art.38 della costituzione).
Il governo Renzi per rispondere alla sentenza della corte ha varato un provvedimento a maggio 2015 che in nessun modo consente di recuperare il reddito perduto, neppure per quello che riguarda le pensioni di importo medio-basso.

Leggi tutto: Riprendiamoci il maltolto!

Riprendiamoci il maltolto!

RiprendiamociIlMaltoltoCome Partito della Rifondazione Comunista stiamo raccogliendo i ricorsi per il rimborso delle rivalutazioni delle pensioni bloccate dalla riforma Fornero. Un blocco che ha interessato non solo il 2012 e 2013, ma ha reso permanente nel tempo la riduzione del valore delle pensioni.

La corte costituzionale con la sentenza del 30 aprile 2015 ha dichiarato illegittimo il blocco delle rivalutazioni, in particolare con riferimento ai “trattamenti pensionistici di importo meno elevato”, in nome del principio di uguaglianza (art.3 della costituzione), del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori ad avere una retribuzione in “ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”(art.36 della costituzione), al diritto dei lavoratori a ”mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria (art.38 della costituzione).

Il governo Renzi per rispondere alla sentenza della corte ha varato un provvedimento a maggio 2015 che in nessun modo consente di recuperare il reddito perduto, neppure per quello che riguarda le pensioni di importo medio-basso.

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