Un maestro e un comunista: Ludovico Geymonat (Torino, 1908-Rho,1991)

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Con Ludovico Geymonat è scomparsa una delle maggiori figure LudovicoGeymonatdella cultura italiana del Novecento, una tra quelle che ha maggiormente cercato di coniugare impegno intellettuale e politico, in una concezione della vita come «milizia» che può sembrare certo oggi fuori moda, ma che è quella di un filosofo civile, di un maestro.
Geymonat nasce a Torino nel 1908, frequenta il liceo (alcuni anni dai gesuiti di cui non condivide la «visione del mondo», ma di cui apprezzerà sempre il rigore e il metodo), si iscrive a filosofia. È del 1929 il suo primo atto politico.
Croce ha, da poco, tenuto al Senato un discorso contro i Patti lateranensi, rivendicando la validità e l'autonomia delle istituzioni laiche. Quando Mussolini lo definisce un imboscato della storia, alcuni intellettuali torinesi su iniziativa di Umberto Segre e con l’adesione di Umberto Cosmo, che dal 1926 aveva rinunciato all’insegnamento, scrivono una lettera di solidarietà al filosofo napoletano. Geymonat è tra i firmatari.
La lettera segna il principio delle disavventure con le autorità fasciste.
L’università di Torino è tra quelle che maggiormente mantengono una autonomia culturale rispetto al regime. Quando, nel 1931, è imposto ai docenti il giuramento di fedeltà, solo 11 nell’Italia intera rifiutano. Tre di questi (Carrara, Rufl1ni e Venturi) sono a Torino.
Nella città, gli ambienti antifascisti vivono una forte intransigenza morale, un rifiuto a piegarsi, sentono la lezione di Gobetti (non a caso «Giustizia e Libertà» avrà qui un peso così forte).
Alcuni insegnanti paiono incarnare questo rigore e questa coerenza: Juvalta nelle sue lezioni di filosofia morale (cfr. Erminio Juvalta filosofo e maestro nel ricordo e nella testimonianza di L.Geymonat, a cura di F. Minazzi, in «Rivista di storia della filosofia », n. 3, 1986) e Piero Martinetti,in cui si legano l’'anticonformismo e l’intransigenza etica più assoluta: «Pensavo a lui quando le SS mi sottoposero a un duro interrogatorio: il mio comportamento, mi domandavo, sarebbe stato approvato da Martinetti? » (L. GEYMONAT, Paradossi e rivoluzioni. Intervista su scienza epolitica, Milano, Il Saggiatore, 1979).

La stessa intransigenza Geymonat troverà in un operaio comunista, Luigi Capriolo, impiccato dai nazisti nel 1944, che gli farà superare, nel 1940, le ultime incertezze e lo porterà all’iscrizione al PCI.

Laureato in filosofia nel 1930 e in matematica nel 1932, a dimostrazione di un profondo interesse per lo studio delGeymonat giovanele scienze e per una visione non «retorico-umanistica» dei problemi filosofici, non essendo iscritto al Partito fascista, deve lasciare l’incarico di assistente presso la facoltà di Scienze dell'università. Le buone condizioni economiche della famiglia gli consentono di vivere a Vienna, dove entra in contatto con il «circolo di Vienna» e si apre agli studi di filosofia della scienza che lo accompagneranno per tutta la vita. Della concezione neopositivistica e degli sviluppi della riflessione critica sui fondamenti della conoscenza scientifica sarà il maggior interprete in Italia, sino al suo passaggio alla concezione del materialismo dialettico (...).
Rientrato in Italia, Geymonat non può insegnare nelle scuole statali ed ha un incarico presso il liceo privato «Leopardi» (è qui collega del coetaneo Cesare Pavese). Nel 1941 deve, però, abbandonare anche questo incarico.

Dopo una certa vicinanza a «Giustizia e Libertà» si iscrive nel 1940 al PCI a cui rimarrà tesserato sino al 1965. Lo allontana da GL la concezione crociana di molti futuri azionisti e la convinzione, comune a gran parte della sua generazione, che la militanza comunista significhi il modo più immediato di essere antifascisti, il superamento di un antifascismo generico, privo di sbocchi pratici, il contatto con la classe operaia.

Nel settembre 1943, si forma il gruppo partigiano della valle Po, nato dall’incontro di ufficiali e soldati di cavalleria, guidati da Pompeo Colajanni (Barbato) e comunisti come Giancarlo Pajetta, Ermes Bazzanini, Giovanni Guaita, Gustavo Comollo, lo stesso Geymonat (la cui casa di famiglia, a Barge, diviene luogo di incontro e di organizzazione), Antonio Giolitti, la cui villa è a Cavour, a pochi chilometri.
Geymonat è primattore per tutti i venti mesi, come commissario politico in una delle non molte realtà provinciali dove le forze comuniste sono maggioritarie nella Resistenza. Si deve a lui,con Nazzari, Cerrina, Barale (che morirà pochi mesi dopo), la ricostruzione del PCI provinciale (...). Collabora al lavoro giornalistico illegale, all’edizione piemontese de «L’Unità» e al «Grido di Spartaco» (foglio della federazione torinese). In questo impegno, è vicino a Giorgio Amendola.

Dopo la liberazione, è assessore al comune di Torino, nelle giunte democratiche. (...)
Forte è la delusione per questa esperienza, per l’umiliazione delle forzepartigiane, per il ricostituirsi di tutto il potere economico politico prefascista, per l’impossibilità di operare (a Torinogli uomini della FIAT venivano ricevuti prima del sindaco comunista, democraticamente eletto).
Forte è anche la delusione per la scuola. La sua militanza comunista e i suoi interessi filosofici «eterodossi» lo tengono lontano dalle cattedre universitarie per alcuni anni. Anche nellascuola prevalgono gli uomini e i contenuti che non vogliono rompere con il ventennio. La stessa politica culturale della sinistra ha assunto la linea idealistica Vico-De Sanctis-Croce-Gramsci, chiudendosi davanti alle nuove correnti di pensiero e sottovalutando nella stessa tradizione italiana,aspetti di primario peso (Galileo, Cattaneo ... ).

Lo stesso marxismo è interpretato in modo riduttivo, limitato al solo materialismo storico, cancellando la riflessione filosofica sulla scienza. Di qui il forte interesse per l’opera di Engels e il recupero del materialismo dialettico.

Insegnante nei licei, quindi all’università, ha la prima cattedra di filosofia della scienza, a Milano, nel 1956. I suoi studenti lo ricordano come un grande maestro, rispettoso di ogni opinione, scrupoloso, innamorato dell’insegnamento. Dopo gli Studi per un nuovo razionalismo (1945), pubblica i Saggi di filosofia neorazionalistica (1953), Filosofia e filosofia della scienza (1960), il fondamentale saggio su Galileo (1957). LezioniSuGalileoSono gli anni del confronto tra le tesi di teoria della conoscenza del neopositivismo e del materialismo di Marx, Engels, Lenin di cui rivaluta ed approfondisce Materialismo ed empiriocriticismo nel suo contrasto alle tendenze filosofiche idealistiche e soggettivistiche.
La storia della scienza mostra che nel suo sviluppo si hanno progressi e che vi è il progressivo avvicinamento ad una realtà oggettiva (anche se non potremo mai coglierla). Questo concetto coincide, di fatto, con l’«approfondimento conoscitivo» di Lenin. Questo lungo processo di riflessione e di maturazione è testimoniato dalla raccolta di suoi saggi di epoche diverse: Del marxismo. Saggi sulla scienza ed il materialismo dialettico (Bertani, 1987).

Nel 1956, nel mezzo delle polemiche seguite, nel PCI, al 20° congresso del PCUS chiede una profonda revisione della linea culturale del partito, di cui mette in discussione le matrici idealistiche ed è sospeso per 6 mesi.
Rimane nel PCI sino al 1965, uscendone per motivi internazionali (la polemica con la Cina) e interni (la mancanza di una linea rivoluzionaria) .

È per 3 volte (1980, 1983, 1987) come indipendente nelle liste di Democrazia proletaria, pur non condividendone il giudizio fortemente critico sull’URSS.

Negli ultimi mesi della sua vita, aderisce a Rifondazione comunista.

Anche dopo l’abbandono dell'insegnamento (1983), la sua riflessione filosofica si intreccia profondamente con quella politica come testimoniano La ragione e la politica (Bertani, 1987), raccolta di suoi articoli, La libertà (Rusconi, 1988) e il breve La società come milizia (Marcos y Marcos) .
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Testo tratto da Sergio Dalmasso, Un maestro: Ludovico Geymonat (in “Notiziario dell’Istituto storico della resistenza in Cuneo e Provincia”, numero 40, II semestre 1991)

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